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mercoledì 4 maggio 2011

Youtube e il cinema

YouTube, difficile a credersi, è stato fondato nel febbraio 2005 da tre nerd smanettoni, ex dipendenti di Paypal, che volevano semplicemente mettere a disposizione di chiunque la possibilità di aprire un proprio canale video, in condivisione con il mondo intero. La loro idea, oltre che farli diventare schifosamente ricchi, ha trasformato YouTube in uno dei più grandi database mondiali di videoclip, amatoriali e non.

In parallelo alla sua gestazione ed evoluzione, è venuto alla luce un nuovo modo di fruire un certo tipo di cinema: quello biografico.
Sfruttando quel geniale, immenso database che è YouTube, oggi ci si può creare un’appendice personalizzata di tutti quei film basati su fatti reali, che ci hanno conquistato nelle sale.
Tre esempi recenti che hanno convinto il grande pubblico: “The King's speech”, “The fighter” e “127 hours”.
In complessivo quasi 600 milioni di euro incassati in tutto il mondo, eppure credo che in pochi abbiano colto tutte le loro declinazioni possibili.
Mi spiego meglio: i milioni di cinespettatori che si sono limitati a lasciarsi investire dalle immagini nelle sale, non hanno colto un messaggio subliminale, implicito in queste ed altre opere recenti: il film non si esaurisce nella proiezione, ma continua sul laptop di casa, con i contributi degli appassionati che hanno condiviso su Youtube i discorsi disarticolati di Re Giorgio VI, i combattimenti fenomenali del pugile Micky Ward e parte del filmato di Aron Ralston, che è rimasto bloccato per 127 ore in un cunicolo del grand canyon.
È capitale per chi si appassiona ad una storia, attivare il cervello e andarsi a cercare tutte le possibili appendici della suddetta, di sentirla raccontare da diversi punti di vista e formarsi una propria opinione. È uno dei fondamenti della cultura umana.

Consiglio, per comprendere le potenzialità di questo nuovo modo di giudicare un racconto, il nono round del primo combattimento MickyWard Vs. Arturo Gatti. Ovviamente dopo aver visto il film, uno dei migliori, tra quelli candidati agli oscar 2011.

--------------------------------------------------------------Ward Vs. Gatti

------------------------------Re Giorgio------------------------------------

Aron Ralston intrappolato---------------------------------------------------

venerdì 5 novembre 2010

TOP FIVE

Carissimi frequentatori del nostro Blog, benvenuti ad un nuovo “post-evento” unico, ad un articolo che vi insegnerà qualcosa di più sulla vita di noi isterici asterici.
È stata infatti stilata la prima classifica delle “CINQUE FRASI PIÙ USATE IN ASTERIA”!!!
Come ogni classifica che si rispetti, partiremo dal fondo, per arrivare, in un rash di emozione, ai motti presenti sul podio e alla medaglia d’oro.

Ma veniamo subito alla Classifica:

5° POSTO
“È stato un bagno di sangue”
Il cosiddetto “bagno di sangue”, in Asteria può voler dire soltanto una cosa: si è speso più di quello che si era previsto. Quando si intraprende un lavoro di animazione, una produzione video, un render 3d, il passo da un buon guadagno al suddetto bagno di sangue è breve. Gli imprevisti sono sempre in agguato…

Ma sulla nostra dura pellaccia di stipendiati, ognuno di noi ha già vissuto l’ebbrezza di un bagno di sangue e sa, di conseguenza, come comportarsi in caso di crisi, come trionfare e portare comunque a casa la pagnotta!

4° POSTO
“Ho problemi col render”
Ebbene sì, anche noi abbiamo dei seri problemi con i render, talvolta. Chi non ne ha in fondo? Sono convinto che ogni essere umano, nel suo più intimo “io”, abbia qualche piccolo problema col render. "Rendering" è una parola inglese che indica un'operazione compiuta da un disegnatore per produrre una rappresentazione di qualità di un oggetto o di una architettura.
Poco importa che la nostra azienda sia dotata di una “render farm”, ovvero di 4 bestioni con 8 processori l’uno concentrati a tempo pieno sulla nobile arte del renderizzare… ogni tanto il rendering si inceppa inspiegabilmente, ed è allora che Stefano esce mesto dal suo ufficio e pronuncia la fatidica frase: “Ho problemi col render”. Tutto il resto è storia.

3° POSTO
“Verifica il budget”
La medaglia di bronzo va a questa breve frase di impianto semplice: soggetto sottointeso, verbo imperativo in seconda persona e complemento oggetto dal sapore pecuniario. Il verbo “verificare” è di gran lunga il più utilizzato in Asteria. Qui da noi si verificano migliaia di cose: i formati, la finalizzazione (vedi anche l’articolo dannata finalizzazione), le assenze, la possibilità di prender vacanza… ma soprattutto i budget.
Guai a non verificare il budget: è un errore da novellini, poiché si rischia di finire in un bagno di sangue (vedi 5° posto)

2° POSTO
“Dobbiamo inserire le percentuali del Sal"
Argento al Sal, senza alcun dubbio! Lo Stato Avanzamento Lavori è motivo di grande gioia, qui in Asteria.
Mi spiego meglio: al contrario di quello che pensavo prima di entrare nel mondo dell’allestimento museale, i lavori non vengono pagati in una botta unica, ma ci sono invece svariati Sal (al 10%, al 20%, al 50%...) in cui la ditta appaltatrice, dopo aver verificato l’effettivo progresso di un lavoro, salda una parte del totale. Inserire in un foglio Excel le percentuali del suddetto non è cosa semplice, ma va fatta con grande criterio, perchè può portare ad un guadagno consistente.
Più il Sal è SALato, più si galvanizza l’umore di noi asterici!

1° POSTO
“Inseriscilo nel gestionale”
L’oro non poteva che andare ad una frase riguardante il gestionale, il migliore amico/peggior nemico di ogni singolo dipendente.
Il gestionale è un programma che può essere molto comodo: vi si trovano indirizzi, numeri di telefono e fax di tutti i fornitori della ditta. Tramite il gestionale ci si ricorda dei nostri appuntamenti, quasi fosse un’agenda aziendale e si ritrovano anche i file di tutti i lavori compiuti e in corso.
Ma il dramma è che a volte dall’ordine scaturisce, incontrollabile, la confusione. Quando ci si dimentica di inserire una mail, un numero di telefono o delle ore di lavoro nel gestionale, sono cazzi! 
Leggenda narra di gente ricoverata alla neurodeliri per non aver mai più ritrovato dati, contatti o appunti di vitale importanza per l’azienda.

È per questo che la peggiore risposta alla innocua richiesta: “Inseriscilo nel gestionale” è “Sì, sì. Lo farò poi…”

giovedì 2 settembre 2010

PANINO, MON AMOUR

Manco a dirlo, ognuno ha il suo preferito.
Tappa obbligatoria: il lunedì, durante pausa pranzo. È il giorno di chiusura del ristorante “Happy hour”, meta solitamente preferita dagli asteroidi.

Ma i panini di Matteo sono qualche cosa di speciale, un momento religioso per il gruppo.
Filip, Stefano, Guido e Bob scelgono con attenzione e con apparente competenza il giusto accostamento salume/formaggio. Classici, che non passano mai di moda, sono crescenza/prosciutto cotto, carne salada/mezzano e roastbeef/generico stagionato, spesso accompagnati da un panino più piccolo, traboccante di lardo terentino. Guido è ancora alla ricerca del giusto salume da accostare al Taleggio, formaggio dal sapore troppo energico per condividere il suo spazio all’interno della ciabatta di arabo.
Matteo corregge la rotta, consiglia, sconsiglia, affetta, taglia e non sbaglia mai.
A onor del vero… soltanto una volta, in effetti… un errore ci fu! Leggenda narra che un malaugurato lunedì pomeriggio di una non ben specificata era, successe il peggio. Filip e Guido ancora ricordano con terrore il dolore lancinante alle papille gustative.
Volevano cambiare, volevano sperimentare… poveri illusi!
Avevano chiesto, quella volta, un accostamento decisamente azzardato: coppa e gorgonzola; dose di sale contenuta: circa 70%. Guido fantasticava sullo zola lombardo: dolce, leggermente stagionato e morbido come la robiola; Matteo invece, ragionava in forti gusti trentini: piccanti, violenti e saporiti oltre misura.
Risultato: una bomba ad orologeria, con il timer regolato dopo il terzo morso.
Sempre la leggenda ci racconta che entrambi i panini serviti non furono, addirittura, nemmeno terminati e finirono direttamente nel bidone della differeziata (quello marrone, etichettato come “rifiuti organici” e solitamente sconosciuto agli isterici asteroidi).
Ma qui nella nostra azienda siam gente rigorosa, precisa e seria, che non da autenticità alcuna a delle ridicole leggende.
Ci limiteremo quindi a dire che, solitamente, i panini di Matteo sono CLAMOROSI, che massaggiano il vostro gusto come un abbraccio materno massaggia il vostro buon cuore.
Un consiglio da amici: evitate, se potete, (pena l’indigeribilità a vita) lo stagionatissimo zola trentino. A meno che non abbiate la bocca foderata di titanio.
Parola di buongustai.

Gu