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lunedì 17 ottobre 2011

Palazzo Cigola Martinoni, un museo etnografico sulla Pianura Bresciana

Nella splendida e verdeggiante Pianura Bresciana, a breve distanza dal fiume del Mella, l’abitato di Cigole conserva rilevanti testimonianze del suo passato. Al centro del paese si trova il palazzo seicentesco Cigola Martinoni, caratterizzato da un elegante porticato a sette archi poggianti su colonne in pietra di botticino.

Nel 2009 la Fondazione Pianura Bresciana ci ha commissionato un museo interattivo, da allestire all’interno del palazzo, sulla valorizzazione rurale e sul gioco storico.
Il museo di Cigole, realizzato in collaborazione con Studio Dedalo, si svolge per capitoli tematici: partendo dalla stanza del fiume, vera e propria fonte di vita della pianura, ci si muove attraverso tematismi e mestieri, alla scoperta di tutti quegli elementi che hanno plasmato e sostentato la Bassa Bresciana nel corso degli anni.
Qui di seguito trovate una breve presentazione dei multimediali da noi curati e dello spazio allestitivo, che vi invitiamo a visitare:

giovedì 22 settembre 2011

I punti informativi del Museo Etnografico della provincia di Belluno: due modi diversi di recepire uno spazio

Alla destra idrografica del Piave, quello stesso fiume che in una celebre canzone alpina mormorava: “Non passa lo straniero”, si trova Cesiomaggiore, comune della provincia di Belluno. Proprio in questa zona, nel 1997 è stato inaugurato un elegante museo Etnografico che raccoglie le testimonianze orali, materiali e scritte della popolazione rurale della provincia di Belluno.

Nel 2006 ci è stato chiesto di occuparci dei punti informativi multimediali da inserire nel museo. In accordo con il comitato scientifico abbiamo optato per la meno invasiva delle scelte: le postazioni touchscreen.
In questo modo il visitatore ha la possibilità di scegliere se fruire i contenuti “all'antica”, ovvero osservando semplicemente i reperti presenti, oppure di approfondire la visita accedendo ad ulteriori informazioni contenute nel multimediale.
Enjoy the view...

venerdì 26 agosto 2011

Forte Bard

Il complesso di forte Bard è spettacolare. Sbuca fuori all’improvviso sulla statale che da Arnad (famosa patria del lardo, insieme a Colonnata) scende verso Pont-Saint-Martin. Quando meno te l’aspetti, su quella suggestiva strada che costeggia la Dora Baltea, compare in tutta la sua imponenza il vecchio forte.

All’interno del complesso di Bard, oggi ristrutturato e trasformato in un polo museale, ci sono svariate anime, ognuna con le sue tematiche collegate alla storia del luogo. In un primo tempo Asteria ha collaborato ad alcune installazioni presenti nel museo delle Alpi e, più recentemente, ad un plastico statico dinamico presente nello spazio delle prigioni.

Nonostante la mastodontica estensione del museo (si parla di 283 locali per svariate migliaia di metri quadrati), le nostre installazioni sono facilmente riconoscibili grazie al personalissimo tocco d’autore che ci caratterizza da anni: quello di abbinare ad un plastico fisso delle animazioni in movimento.



martedì 23 agosto 2011

In giro per l'Italia con una telecamera sottobraccio

Di recente ho avuto il compito di rinnovare gli Showreel di alcuni dei musei curati da Asteria. È un work in progress non ancora terminato, perché la mole di lavoro è sensazionale e bisogna organizzare bene le trasferte. Andrea ha avuto l’interessante idea di abbinare ad ogni museo un’intervista al direttore o ad uno dei responsabili con cui, a suo tempo, Asteria aveva collaborato e ne è uscito un format molto interessante.
L’assenza di un testo preparato ha fatto sì che le presentazioni avessero un sapore meno “meccanico”, poiché ogni intervistato era libero di dare il suo punto di vista sull’allestimento e di utilizzare parole proprie.
In compagnia del mio fisso collaboratore Paolo, in veste eccezionale di operatore/fotografo/fonico in una soluzione unica, abbiamo girato per cinque regioni del nord Italia e prodotto ben otto showreel in alta definizione.
Allego qui sotto il link ad ognuno di essi, per il vostro intrattenimento:









Buona visione!

martedì 5 aprile 2011

365 giorni di Automobile...

Poco più di un anno fa arrivavo a Trento, ancora vergine di regie museali. Tra i primi progetti sulla scrivania mi ritrovavo quello del Museo dell’Automobile di Torino.
Ricordo i mille schizzi a pastello che mi si abbozzavano nella testa, mentre leggevo le idee progettuali delle varie istallazioni. Alcune mi sembravano impossibili da realizzare, altre difficili come una scommessa contro il banco… ma in ogni caso tutte parevano lontane, nello spazio e nel tempo.

E lontane lo erano davvero: il museo ha inaugurato soltanto pochi giorni fa, alla presenza del presidente Napolitano e di tremila visitatori incuriositi dal grande battage pubblicitario. Alcune di quelle immagini chimeriche che avevo nella testa, nel corso dell’anno hanno preso forma, prima come progetti sulla carta, poi su una timeline salvata nella memoria del mio computer e alla fine lì, in Corso Unità d’Italia al numero 40, riprodotte all’interno degli oltre 2500 metri quadri del Museo dell’Automobile di Torino.
Complete, immutabili ed eternate da un loop inesorabile.

Ma diamolo tutti insieme un breve sguardo ad alcune delle nostre produzioni. In un anno di tempo si compiono numerose lotte per difendere le proprie posizioni su un progetto; passi in avanti, passi indietro, proposte che portano su vie parallele… e quello che il visitatore coglie alla fine, non è che il risultato finale. È difficile immaginarsi la tempesta di idee che ha portato a quei 4/5 minuti che scorrono sullo schermo.
Insieme a Bob, a Filip, a Irene che si è occupata della grafica, ai colleghi di Doclab e di N!03 ci siamo vissuti la nostra piccola grande guerra.

Come Asteria Multimedia abbiamo curato la realizzazione di 21 istallazioni divise tra video produzioni realizzate ex novo, multimediali programmati su flash e montaggi di materiale di repertorio. 
Attraverso un'intervista del direttore del museo, Rodolfo Gaffino, che racconta bene lo spirito dell'esposizione e si sofferma in particolare sulle nostre installazioni, vi forniamo un breve, sintetico assaggio del MAUTO, il Museo nazionale dell'Automobile:



mercoledì 10 novembre 2010

PROJECTION MAPPING ROUND UP

E' venuto il momento di parlare di Projection Mapping, ovvero l'ultima moda in fatto di intervento multimediale urbano. La tecnologia non è una novità, ma è solo di recente che il numero di performances di questo tipo si è moltiplicato a dismisura. E, soprattutto, se all'inizio simili interventi erano a metà strada tra sperimentazione e arte metropolitana (ricordo il geniale laser tag), adesso le grandi agenzie pubblicitarie e le big corporation hanno imbracciato il trend e...come dire... "il pallone è mio e ci gioco io"!

Scherzi a parte, svanito ormai l'effetto stupore (personalmente la mascella mi cadde per 555 Kubik, vedi sotto), si stanno cominciando a vedere cose francamente kitsch, oppure veri e propri spot (a breve troveremo la scarpa mappata in negozio, temo). Il giochino si è rotto e noi non ci siamo ancora fatti un giro? Ma no, il projection mapping si può usare in tante maniere, bisognerà sforzarsi di adottarlo come linguaggio e non come semplice effetto speciale. 

E comunque sia lo spot Toyota Auris, con i suoi sette proiettori per un totale di 100.000 ansi lumen, non può certo passare inosservato...Bob







mercoledì 20 ottobre 2010

CELEBRARE LA BANDA LARGA

Ecco un nuovo allestimento basato sul light design che lascia a bocca aperta. Su commissione di Virgin Media, gli United Visual Artist celebrano i dieci anni di banda larga nel Regno Unito. E lo fanno inventandosi uno spazio multimediale in cui il segnale luminoso della fibra ottica diventa un'esperienza immersiva totalizzante. Negli spazi bui di un vecchio deposito londinese la luce anima il vuoto, l'immateriale diventa concreto.

Centinaia di luci lasers mobili "danzano" negli ambienti, creano oggetti, dimensioni, formando testi e immagini. Il tutto sincronizzato ad una partitura sonora costituita da microsuoni elettronici e l'input vocale dello stesso pubblico.

Insomma, chapeau. Bob

venerdì 15 ottobre 2010

SPIAGGIA DI GIRASOLI

Il museo che ingloba e trasforma l'esperienza del mondo esterno. Dopo la nuvola indoor, ecco un immenso tappeto/spiaggia granulare. L'artista Ai Weiwei ha riempito la sala principale della Tate Modern con milioni di semi di girasole di porcellana: una superficie che il visitatore può calpestare, toccare, far suonare. L'opera d'arte dov'è? E' una, nessuna e centomila...dato che a quanto pare ogni singolo seme è stato dipinto a mano (e ciò è spaventosamente *cinese*).



Bob

mercoledì 13 ottobre 2010

CON LA TESTA TRA LE NUVOLE

Una nuvola che diventa parte di un'architettura. Tramite un sistema di controllo climatico, gli ingegneri di Transsolar e l'architetto Tetsuo Kondo hanno creato questa installazione che permette di visitare la nuvola "da sotto, dall'interno e da sopra". Notevole.



Bob

mercoledì 6 ottobre 2010

IL TOTEM DI PANDORA



Questa potrebbe essere la nostra proposta la prossima volta che ci chiedono "un totem multimediale dove siano riassunti tutti i contenuti del museo, e anche i contenuti non presenti, insomma circa 500 schede ipertestuali..."

Bob

venerdì 10 settembre 2010

VISUAL SYSTEM

Visual System è un collettivo di artisti per lo più francesi, nato nel 2007. Nel giro di tre anni hanno realizzato una serie di allestimenti basati sul light design che lasciano semplicemente a bocca aperta.

Vedere per credere (e imparare, e imitare...). Bob


martedì 7 settembre 2010

INTRODUCING THE SULFUREUS MUSEUM

La presentazione all'EASST è andata benone: c'è stata curiosità, sono uscite domande interessanti, e anche qualche parallelo inedito (ad esempio con la vicenda del Millenium Dome...speriamo che non sia il nostro caso).

E ora? Bè, sto ancora riordinando le idee, ma penso sia un buon momento per regalare al mio powerpoint la gloria imperitura di un post sul blog!




Scherzi a parte, penso che sarà difficile seguire il powerpoint senza la presentazione live, però le immagini parlano chiaro, e credo riescano a dare un'idea di come è nato il Museo delle Solfare.

Insomma, sfogliate a piacimento. E se poi voleste saperne ancora di più, qui potete trovare anche l'abstract dell'intervento.

Bob

lunedì 30 agosto 2010

UN COMPOSTO SULFUREO: ASTERIA ALL’UNIVERSITÀ DI TRENTO



Non è facile ricavare, nella routine di ogni giorno, il tempo per ripercorrere con calma i lavori chiusi. Eppure è utilissimo, sia per sé stessi, sia per chi condivide interessi simili.

Una strada ce l’abbiamo sotto gli occhi: un bel blog depositario di pensieri quotidiani.

Un’altra strada la sto battendo da qualche mese. Quando ne ho l’occasione, provo a tradurre le mie riflessioni in qualcosa di più strutturato e ufficiale. Questo sana pratica ha prodotto già qualche risultato (che posterò tra queste pagine), ma il prossimo approdo è per me veramente emozionante:

Giovedì 2 settembre parteciperò al convegno EASST ospitato dall’Università di Trento. Il convegno, intitolato "Practicing Science and Technology, Performing the Social", verte sullo snodo tra scienza e società, e una delle sessioni si concentra sul ruolo di mediazione dell’arte e delle installazioni museali.

Per cui, fresco dell’inaugurazione del Museo delle Solfare di Trabia-Tallarita (ibrido tra museo della tecnica e museo di storia sociale), eccomi a portare la mia modesta esperienza al convegno.

La mia presentazione sarà giovedì 2 settembre 2010, alle ore 15 circa, Facoltà di Sociologia, via Verdi 26, Stanza 4.


I presupposti teorici, le decisioni, i compromessi e gli imprevisti che portano ad una mostra finita sono in genere nascosti alla vista del pubblico. Sono stati messi da parte, assieme alle attrezzature degli addetti alla pulizia (Sharon Macdonald, The Politics of Display, p. 2).

giovedì 26 agosto 2010

DANNATA FINALIZZAZIONE!

Per me è un’esperienza nuova e a tratti molto difficile la “finalizzazione” museale.
Mi spiego meglio: nel mondo del cinema, dal quale io provengo, dopo la post-produzione del film (ovvero montaggio, color correction, ecc.) il lavoro del regista è praticamente finito. Certo, c’è la scelta della locandina, le eventuali foto, si concorda insieme alla produzione la strategia di uscita, ma di fatto è raro che si rimetta mano al lavoro.
Nel mondo dell’allestimento museale il discorso è molto più complicato. Sto finalizzando in questi giorni uno dei tanti lavori per il museo del porfido. Il progetto era di realizzare 3 video di una teleferica che scende lungo un dirupo e presentarli attraverso tre schermi montati su un vero cavo di acciaio, posizionati in discesa. Dopo riprese e montaggio pensavo, come sempre, di aver finito il lavoro.
Invece l’altro giorno, mi entra nell’ufficio Filip e mi chiede: “ di che dimensioni sono gli schermi?”
Lo guardo come fosse un alieno. Non rispondo, ma lui prosegue.
“E l’angolo di curvatura della teleferica? Quanti gradi???”
Mi son subito reso conto di essere soltanto all’inizio della fase finale... Azz!
Ho dovuto fare un po’ di ricerche per dare a Filip tutte le risposte che servivano. Passa ancora qualche giorno ed entra nel mio ufficio di nuovo con questo disegno:



Lo guardo come fosse scritto in arabo.
“E questo che sarebbe?”
“E’ il tuo lavoro sulla teleferica. Adesso sì che è veramente finito!”
Sorrido e penso: "Dannata finalizzazione!"

Gu

venerdì 30 luglio 2010

RISCRIVERE L’AUDIOGUIDA



Castel Thun rimarrà nella mia memoria come il primo lavoro in assoluto nel campo dell’allestimento museale. Come leggerete nel mio profilo vengo da una formazione prima teatrale e poi cinematografica. Mai avrei pensato che il mio primo contratto sarebbe stato in un campo diverso da questi! Invece adesso mi trovo qui, è una sfida, e sono pronto ad andare avanti…

Ma procediamo con ordine.

È fine febbraio 2010, sono arrivato in Asteria da meno di un mese e mi viene affidato un lavoro interessante: scrivere la sceneggiatura per un’audioguida. Non sarà una guida classica, di quelle ad una sola voce monocorde, che elenca freddamente i reperti delle varie stanze di un museo o di una galleria; la nostra sarà una guida a tre voci, una sorta di radiodramma con dei veri attori al posto degli speaker e con una trama che si dirama di stanza in stanza.

Partiamo dal museo: Castel Thun è tra i più bei castelli medievali del Trentino. È stato chiuso per anni e in Aprile assisteremo alla riapertura. La provincia autonoma di Trento ha fatto le cose in grande stile e, tra i mille progetti collegati con la sua nuova inaugurazione si è rivolta a noi, Asteria Multimedia, per un’audioguida che, al di fuori della sua funzione didattica, sappia conivolgere i visitatori trasportandoli in una dimensione quasi onirica, di voci provenienti dal passato storico del castello.

Incominciamo!

Al progetto lavoreremo io e Bob. Ci focalizziamo subito sulla prima questione: “Chi saranno i nostri tre personaggi?” Leggiamo un paio di libri sulla vita dei Thun, una delle più antiche famiglie nobiliari d’Europa e ci intriga particolarmente una raccolta di tutte le lettere inviate e ricevute da Matteo Thun, conte vissuto nell’arco del 1800.

Ecco il nostro protagonista! Dobbiamo far parlare voci del passato? Allora Matteo è il nostro uomo! Sappiamo in che modo scrive, i problemi economici che ha avuto, chi erano i suoi nemici e chi le persone amate.

Un fatto della vita di Matteo ci colpisce a fondo: avendo vissuto la crisi di metà Ottocento che ha colpito numerose famiglie nobiliari (le quali, aggiungo io, hanno capito finalmente che era ora di finirla di indossare abiti di seta e si son dovuti rimboccare le maniche per andare a vangare), Matteo si trova costretto a vendere gran parte dei suoi averi. Anselm Rotschild (sempre questi fottutissimi Rotschild!) è uno dei suoi più accaniti acquirenti. Quello che interessa a noi è uno scambio epistolare particolarmente sgradevole tra i due, in cui si evince che Matteo ha tentato di smazzare ad Anselm della merce non richiesta, facendo poi orecchie da mercante al dissenso di quest’ultimo, forse nella speranza di ricavarci qualche soldino in più.

Da lì facciamo un po’ lavorare la fantasia e immaginiamo la visita di un intermediario di Rotschild, tale Gustav Plach, che viene a castello con l’intento di dire al conte, una volta per tutte, che Anselm non è interessato a quella chincaglieria. Al posto di Matteo II però incontra un suo servitore, Francesco Dalmaso, che sta facendo visitare il castello ad una serie di nobili e di antiquari. Neanche a dirlo, questi ultimi sono rappresentati dai veri visitatori del castello, la gente che vaga nel museo.

Morale della favola: Plach scopre presto che il conte fa di tutto per non incontrarlo, fino all’ultima stanza in cui succederà qualcosa di pazzesco... che cosa? Non l’abbiamo mai scoperto!

Presentiamo il soggetto a Francesca, la nostra intermediaria con il Castello del Buonconsiglio (la committenza, insomma) e l’idea ci viene bocciata. Mobili in vendita, nobili in decadimento, pignoramenti, mutui, crisi… è troppo deprimente!
Poco male: dopo soli dieci minuti di horror vacui, Bob ed io abbiamo già pronta una nuova traccia. Spulciando sul solito tomo di epistole troviamo una lettera meno drammatica relativa agli ultimi anni della vita del conte. Bisogna sapere che questo povero cristo, a costo di non lavorare ha veramente venduto l’impossibile, compreso palazzo Thun, la storica dimora di famiglia. Ma al castello non ha mai rinunciato! Una forma di amore viscerale per il vero simbolo della dinastia Thun lo ha dissuaso dal privarsi di quel bellissimo castello situato nella val di Non. Negli ultimi anni della sua vita Matteo riceve il dipinto di una giovane pittrice, tale Adriana Ciani, in cui è ritratto il suo castello copiato da un’incisione. Alla vista del ritratto va in estasi e invita, tramite lettera, la fanciulla ad una visita alla sua fortezza.

Noi ci siamo semplicemente immaginati questa visita, aggiungendo solamente un po’ di fantasia per disegnare una storia che coinvolga i visitatori di stanza in stanza: durante la visita Adriana perde di vista il conte Matteo e viene aiutata da un anziana servitrice, che fa le veci del conte dimostrando un’ottima conoscenza dell’abitazione. Nell’ultima stanza la ragazza ritrova Matteo Thun e riconosce, ritratta in un quadro, la donna che l’ha accompagnata: Violante Martinengo Cesaresco Thun, la madre del conte. Ma la donna, al tempo della visita di Adriana è già defunta da anni… chi era dunque quell’anziana signora? Forse un fantasma? Il dilemma rimane aperto.

Questa volta Francesca approva il progetto, chiedendoci però di non calcare troppo la mano sul “fantasma” e finalmente possiamo iniziare a scrivere. Nell’arco di un mese la sceneggiatura è pronta ed iniziamo il casting degli attori.

Altra fase molto interessante e più vicina ai miei lavori del passato. Come cavolo farò a trovare degli attori in trentino dopo solo un mese che son qui? Tra l’altro Matteo Thun, al momento in cui si svolgono i fatti ha ottant’anni. Dove diavolo lo trovo un’attore di quell’età, disposto a partecipare a questo progetto? Mistero. Per fortuna la gentilissima Sara mi procura il contatto di un regista di una piccola compagnia amatoriale, tale Alberto, che mi invita a Predazzo per vedere uno spettacolo del suo gruppo, ispirato al musical Sacco e Vanzetti.

Prendo la macchina aziendale, una opel grigia diesel, scassona ma rombante, e parto in perlustrazione del Trentino con a fianco un tragitto stampato da Google Maps. Dio bono! Predazzo è molto più lontano e nascosto di quello che immaginavo… salgo e scendo per valli, nascosto dalla notte. Giro a destra, a sinistra, chiedo infoermazioni, mi perdo più volte; ma sapendo di non contare sul mio senso dell’orientamento sono partito con tre ore di anticipo e arrivo puntuale.

Devo essere sincero: venendo da Roma e prima ancora da Milano, mi aspettavo che lo spettacolo non fosse niente di che, rispetto al canone a cui sono abituato… e invece mi devo subito ricredere. La qualità della messinscena è buona e mi colpiscono soprattutto due attori con la voce perfetta per il ruolo del conte e un’attrice che è ha il timbro che avevo immaginato per interpretare l’anziana signora. Torno a Trento soddisfatto e pronto ad iniziare il mio primo casting della provincia autonoma.

Ahimè non potrò assistere al primo giorno di provini! Sono a Torino per un altro museo che stiamo curando, il museo dell’automobile di Torino, architetto François Confino, e devo lasciare Bob da solo.

Il giorno dopo sento le voci degli attori registrate durante il casting. Come era già successo a teatro mi colpisce molto il tono da fiaba di un vecchio, Bruno, che sembra perfetto per la parte. Avevo paura di non trovare un attore di 80 anni e incappo in uno che ha già compiuto i 90!

Anche per il Ruolo di Adriana Ciani mi sembra che siamo a buon punto: Cinzia, attrice trentina, ha la voce morbida che si adatta bene al nostro personaggio. Adesso ci manca solo l’anziana servitrice, alias madre del conte.

Secondo giorno di casting: questa volta ci sono anche io. Insieme a Bob assistiamo all’ottimo provino di quell’attrice vista a Predazzo, Giuliana. È una signora molto simpatica, che di primo acchito diresti troppo giovane per il ruolo che stiamo cercando, ma ha un’affascinante voce gutturale, impreziosita, come lei stessa afferma, da troppe sigarette.

Benissimo: il casting è al completo.

Due soli giorni di registrazione, con un eventuale terzo di recupero. La sala di incisione si chiama Screen Studio e mi fa pensare alle botteghe di facciata durante i tempi del proibizionismo. Ad un’occhiata superficiale sembra un semplice negozio di computer Apple, ma osservando bene si scopre che è dotato di una cantina attrezzata con un’ottima sala di registrazione, in cui si possono isolare due voci in diverse salette insonorizzate. Per fortuna i nostri tre attori non recitano mai tutti e tre insieme, così iniziamo il primo giorno con tutte le scene in cui ci sono le due fanciulle.

La mia paura che il tempo non sia sufficiente scema nell’arco della prima ora di registrazione e scompare del tutto quando mi accorgo che, dopo appena due ore e mezzo abbiamo terminato. Giuliana è simpatica e vitale. Ci racconta di un paio di aneddoti su Bruno degni di nota.

Uno su tutti: nonostante i suoi novant’anni Bruno è ancora considerato un latin lover. Dice sempre che sulla tomba vorrà, scritta in dialetto, una frase incentrata sul gentil sesso che è talmente scurrile da non poter nemmeno essere riportata in questo “castissimo” blog. Vi basti pensare ad una volgarità a sfondo erotico, moltiplicarla al cubo e poi limarla con un po’ di ironia. Scrivete il risultato come commento al blog, vi dirò se ci siete andati vicino o se siete dei pivelli nei confronti di quel nonnetto spaziale.

E Che nonno! Ci arriva il giorno dopo in studio, a piedi, dall’altra parte di Trento. Scavalca, senza nemmeno sostenersi, una catena alta 50 centimetri che Roberto dello screen studio tiene tirata davanti al negozio, poiché la mattina è chiuso al commercio.

Una volta iniziato il lavoro, fila veloce come un razzo e passa ogni momento di pausa a fare il cascamorto con Cinzia. Ma con un’eleganza da gran signore, un’eleganza che presuppone, penso io, un passato frastagliato di donne e di amori.

Il lavoro è finito. Le registrazioni passano in mano a Bob, che deve realizzare un sound design suggestivo, completo di passi fruscii, musiche e respiri. È così puntiglioso e professionista nel suo lavoro che decide di realizzare riverberi diversi per ogni luogo e li ricava dal vivo, facendo esplodere dei palloncini nelle stanze del castello e registrando la differenza del loro suono.



Download:
FLVMP43GP


Nel frattempo io vado a castel Thun e faccio qualche ripresa per un trailer che presentiamo al Castello del Buonconsiglio.

Il 17 aprile il museo inaugura puntuale e se vi capitasse di passare, se avete seguito questa storia fin qui, non vi rimane che richiedere l’audioguida e perdervi nella storia del conte Matteo Thun.

Gu